in pillole

STUDENTI LAVORATORI

Abbassare la soglia di accesso alla tutela da 3500 a 2000 euro l’anno

Alzare l’esonero parziale sulla tassazione dal 10% al 50%

Istituire un appello straordinario d’esame fuori sessione per studenti lavoratori e fuori corso

Implementare la didattica multimediale rendendo disponibili le registrazioni delle lezioni

STAGE E TIROCINI

Legge regionale che garantisca un compenso minimo allo studente

Il supervisore del lavoro svolto dallo studente presso l’ente in cui si svolge lo stage deve essere preparato nel suo compito

Ufficio Stage e tirocini in ogni Scuola d’Ateneo: basta confusione e inutili trafile burocratiche

Banca dati degli enti presso cui sono state svolte esperienze di stage, che rispetti la privacy degli studenti

PERCORSO 24 CFU

Mantenere il libero accesso e la gratuità del corso che abbiamo ottenuto in CdA

Istituire corsi ed esami propedeutici al triennio FIT nei corsi di laurea magistrale

Distribuire meglio il carico didattico del corso e dare maggiori informazioni e una maggiore preparazione per l’esame finale

Tirocinio retribuito e senza forme di sfruttamento

DOTTORATO

Aumento delle borse di dottorato

Servizio di SAP gratuito anche per i dottorandi

Referee per i dottorati all’estero e le occasioni di internazionalizzazione

Istituire la figura del supervisore generale d’ateneo, che vigili sul rispetto del percorso di ricerca del dottorando

esteso

Come sindacato studentesco vogliamo tutelare ed accrescere i diritti dello studente anche quando è inserito per scopi formativi in un contesto lavorativo (stage e tirocini), quando vive una realtà lavorativa parallelamente al periodo di studio per cercare forme di sostentamento economico (studenti lavoratori) e nelle fasi di formazione universitaria successiva alla laurea (dottorato). Crediamo infatti che il diritto allo studio si propaghi in molteplici direzioni, accompagnando lo studente anche nel mondo del lavoro che scopre o di cui è già parte, nonché nella formazione che lo avvia ad un percorso di ricerca e lo rende comunque parte dell’Università.

In quest’ultimo mandato di rappresentanza, abbiamo portato avanti la campagna politica di sensibilizzazione sul tema degli studenti lavoratori “Students at work” e sulle tutele e agevolazioni del tutto insufficienti di cui godono questi soggetti. La campagna ha portato alla formulazione di una proposta completa e organica, attualmente in sede di discussione con i vertici dell’ateneo e che puntiamo a realizzare all’inizio di questo mandato: trovate tutti i dettagli al seguente link http://udupadova.it/campagne/students-at-work/.

In sintesi, per garantire il diritto allo studio degli studenti lavoratori chiediamo di:

– Abbassare il reddito annuo richiesto dall’attività lavorativa per poter essere riconosciuto come Studente-Lavoratore da 3.500 euro a 2.000 euro;

– Allungare i criteri per essere considerati fuori corso di 2 A.A. rispetto alla norma attuale;

– Rimuovere i vincoli sul numero massimo di CFU conseguibili in un A.A.;

– Aumentare le percentuali di riduzione delle tasse, portandole dal 10% al 50%;

– Migliorare la disponibilità di strumenti didattici multimediali e onlinela didattica multimediale. Si può fare garantendo l’accesso ai contenuti spiegati a lezione attraverso le registrazioni delle stesse caricate sulla piattaforma moodle. L’apparecchiatura necessaria è acquistabile da ogni dipartimento utilizzando gli specifici fondi stanziati dall’ateneo per il miglioramento tecnologico delle aule didattiche, attraverso il “Progetto aule smart”.

– Istituire una sessione d’appello straordinaria apposita, riservata a studenti lavoratori o fuori corso.

Da un anno a questa parte, la proposta è stata arricchita e attualmente prevede anche misure di implementazione del diritto allo studio in materia di trasporto per studenti e di tassazione:  http://udupadova.it/diritto-allo-studio/proposta-miglioramento-del-diritto-allo-studio/ .

Per quanto riguarda gli studenti in stage, vogliamo che siano aumentati e tutelati i loro diritti durante lo svolgimento di tale esperienza, e che al contempo questa attività sia migliorata e resa più formativa. Chiederemo alla Regione Veneto che si renda legge il compenso minimo per gli stage e i tirocini curriculari, come avviene già in Toscana: il lavoro, seppur inserito in un percorso formativo universitario, è sempre lavoro e non può essere gratuito. Il supervisore dell’attività di stage all’interno dell’ente convenzionato deve essere una persona preparata allo svolgimento del ruolo che lui stesso ricopre: tale preparazione può essere favorita tramite la messa in dotazione di un manuale sui diritti e doveri dello studente in stage, consegnato sia agli studenti che al supervisore. Quest’ultimo, infine, deve garantire la formazione minima per l’avvio alle mansioni caratterizzanti lo stage.

È necessario poi che i rapporti con gli enti pubblici e privati che possono fornire un’attività di stage siano rafforzati e resi più solidi e stabili, sfruttando l’apporto che possono dare le reti di incubatori dell’università e non. Tutte le Scuole d’Ateneo devono dotarsi di un ufficio stage per dare al meglio le informazioni agli studenti, costituendo così un punto di riferimento stabile per superare ostacoli burocratici e risolvere dubbi; infine crediamo possa essere utile istituire una banca dati delle passate esperienze stagistiche, che sia consultabile dagli studenti prossimi ad iniziare l’attività e che rispetti rigorosamente la privacy di chi lascia dati e informazioni.

In conclusione, richiamiamo l’attenzione sugli studenti inseriti nel percorso di 24 CFU in vista del triennio di Formazione Iniziale e Tirocinio (FIT), in qualità di studenti che accedono al mondo del lavoro pur rimanendo in un periodo di formazione, per i quali portiamo avanti ferme richieste di tutela e  di garanzia di un incremento qualitativo. Attraverso il nostro lavoro in Consiglio di Amministrazione, abbiamo quest’anno ottenuto:

– che il percorso di 24 CFU fosse gratuito per studenti e dottorandi iscritti a UniPD, e livellato secondo la stessa fasciazione ISEE delle tasse universitarie per gli altri;

– che non ci fosse alcun costo per il riconoscimento di eventuali crediti conseguiti a UniPD;

– che fosse abolito l’accesso a numero chiuso, prevedendo invece un graduale assorbimento degli iscritti tramite l’istituzione di più edizioni del percorso.

In seguito alla prima edizione, abbiamo rilevato le ulteriori criticità, che abbiamo portato in Commissione SAFI – ovvero l’organo dell’Ateneo che si occupa di questo percorso – come ad esempio la possibilità di richiedere il riconoscimento di esami conseguiti nel caso in cui si abbia preso parte a una precedente edizione del percorso, senza essere riusciti a conseguire tutti e 24 i CFU.

I corsi di laurea magistrale devono inoltre istituire esami o seminari con funzione propedeutica al Percorso di 24 CFU. Infine, quest’ultimo va migliorato dal punto di vista didattico distribuendo meglio il carico di studio e dando maggiori indicazioni sull’esame finale, mentre la parte di percorso che costituisce il tirocinio di inserimento nell’ambiente lavorativo deve essere retribuito e senza alcuna forma di sfruttamento.

Come le altre due categorie, anche il dottorando necessita di maggiori tutele per dare concretezza al suo acquisito diritto allo studio e di politiche di miglioramento dell’organizzazione dei corsi e delle scuole di dottorato. In primis ci impegneremo ad ogni livello affinché sia aumentato il numero di borse di dottorato, per rendere più accessibile una formazione scientifica di cui il nostro paese ha sempre più bisogno. Il SAP (Servizio di Assistenza Psicologica), attualmente previsto soltanto per gli studenti, deve essere garantito anche ai dottorandi. Inoltre, è necessario istituire:

– una figura di supervisor per i dottorandi stranieri;

–  un tutor che metta a disposizione la propria esperienza al riguardo per orientarsi circa le opportunità internazionali;

– un supervisore generale delle scuole di dottorato, a cui il dottorando si possa rivolgere per risolvere problematiche con il proprio relatore che risultino essere ostative del suo percorso di ricerca (ad esempio l’eccessivo impiego in ambito didattico).