IL DIRITTO ALLO STUDIO COME VERO E PROPRIO LUSSO: L’AUMENTO DELLA TASSA REGIONALE SULLA BASE DELL’OBBLIGATO ADEGUAMENTO AL DLGS 68/2012.

Si legge nel Decreto Legislativo N°68 29 MARZO 2012 ART. 18 comma 8:

 8. L‘importo della tassa per il diritto allo studio e’ disciplinato

dall’articolo 3 della legge 28 dicembre 1995, n. 549, recante  misure

di razionalizzazione della finanza  pubblica,  il  cui  comma  21  e’

sostituito dal seguente:

21. Le regioni e  le  province  autonome  rideterminano  l’importo

della tassa per il diritto allo studio articolandolo in 3  fasce.  La

misura minima della fascia piu’ bassa della tassa e’ fissata  in  120

euro e si applica a coloro che presentano  una  condizione  economica

non  superiore  al  livello  minimo  dell’indicatore  di   situazione

economica equivalente corrispondente ai  requisiti  di  eleggibilita’

per l’accesso ai LEP del diritto allo studio. I restanti valori della

tassa minima sono fissati in 140 euro  e  160  euro  per  coloro  che

presentano  un  indicatore  di   situazione   economica   equivalente

rispettivamente superiore al livello minimo e al doppio  del  livello

minimo previsto dai requisiti di eleggibilita’ per l’accesso  ai  LEP

del diritto allo studio.  Il  livello  massimo  della  tassa  per  il

diritto allo studio e’ fissato in 200 euro. Qualora le Regioni  e  le

province autonome non stabiliscano, entro il  30  giugno  di  ciascun

anno, l’importo della tassa di ciascuna fascia, la stessa  e’  dovuta

nella misura di 140 euro. Per ciascun anno il  limite  massimo  della

tassa e’ aggiornato sulla base del tasso di inflazione programmato.”

È un’imposizione del Governo Monti, attuata con il Decreto Legislativo 29 marzo 2012 n° 68, che prevede una rimodulazione della tassa regionale su tre fasce calibrate sul reddito: rispettivamente di almeno 120, 140 e 160 euro.

Qualora le regioni, entro il 30 giugno, non avessero deliberato circa le modalità di classificazione e l’importo di ciascuna fascia, si sarebbe applicata una tassa unica pari a circa 140 euro.

Tuttavia le regioni, con una nota del 20 giugno, unanimemente hanno chiesto di posticipare l’applicazione dell’aumento di un anno in considerazione dell’esiguo tempo a disposizione per adeguare le normative regionali in merito.

La risposta del Ministro Profumo, arrivata il 27 Giugno (a 3 giorni dalla scadenza) è stata negativa.

La Regione del Veneto non ha rispettato i termini posti dalla legge per rimodulare la tassazione, facendo scattare l’aumento automatico previsto nel Decreto Legislativo, passando dai precedenti 111 euro agli attuali 140. Ecco spiegato l’aumento.

È proprio a livello nazionale il problema, poiché il decreto regionale recepisce una direttiva di Governo. Se si guarda infatti al diritto allo studio su base europea, si nota subito come la tendenza del vecchio continente sia quella di investire denaro pubblico nella formazione dei cittadini e dove addirittura balzano all’occhio le università convenzionate totalmente dallo Stato, come accade per esempio in Polonia. Mentre gli studenti europei sono invogliati e spinti ad investire le proprie energie nello studio, in Italia c’è la controtendenza a scoraggiarlo stangando chi non può permettersi di pagare cifre esorbitanti per la propria formazione. Evidentemente l’adeguamento agli standard europei che si prefigge questo Governo ha a che fare solo con i livelli economici.


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