in pillole

Università sostenibile

  • Riqualificazione energetica di tutte le sedi universitarie
  • coinvolgere l’ateneo in un progetto di piantumazione e di cura e ripristino delle aree verdi universitarie e della creazione di nuove aree
  • sensibilizzazione degli studenti e delle studentesse sugli stili di vita sani da mantenere
  • istituzione di un No Meat Day nelle mense ESU
  • esposizione dei dati sull’impatto ambientale per ogni pietanza servita nei banchi delle mense
  • Contrasto dello spreco alimentare
  • Raggiungere l’obiettivo Plastic Free nelle mense e nell’università
  • installazione dei dispenser d’acqua in tutte le sedi e distribuzione di borracce per tutte e tutti
  • Creazione di punti di raccolta e scambio oggetti, per favorirne il riutilizzo
  • potenziamento del tpl, favorendo anche lo sharing e la micromobilità

Esteso

Università sostenibile

Nel corso del 2019 il mondo si è risvegliato e l’opinione pubblica si è resa conto che non c’è più tempo! C’è stato un risveglio collettivo, partito da migliaia di giovani studenti e studentesse come noi, mobilitati in massa contro il cambiamento climatico inarrestabile. 

Ora il mondo sta affrontando un’altra sfida, ma la sfida per salvare il pianeta non può rimanere in secondo piano: servono misure incisive anche in una dimensione apparentemente piccola come quella universitaria, e allo stesso tempo offrire un bagaglio di conoscenze tale da formare nuovi cittadini e cittadine, il più possibile consapevoli dell’impatto ambientale che possono avere differenti stili di vita e l’Università, in quanto luogo di sapere, deve avere un ruolo centrale.

In questi anni, grazie al nostro lavoro di rappresentanza, sono stati fatti molti passi avanti dall’ateneo per abbattere le emissioni e ridurre l’uso della plastica, ma c’è ancora molto da fare, continuando con il lavoro di riqualificazione energetica di tutte le sedi universitarie, comprese biblioteche ed aule studio. I sistemi di riscaldamento e raffreddamento andrebbero poi regolati in base alla temperatura esterna reale e non alla stagione, visti gli importanti sbalzi climatici che affrontiamo in questo periodo. Di pari passo con questa operazione sarà nostro dovere coinvolgere l’ateneo in un progetto di piantumazione e di cura e ripristino delle aree verdi universitarie e della creazione di nuove aree, per assorbire l’anidride carbonica prodotta dall’ateneo in un giorno (194 tonnellate di CO2, in base ai dati del 2019). 

Tutelare l’ambiente però non significa soltanto portare le emissioni a zero, ma anche intraprendere un percorso di sensibilizzazione degli studenti e delle studentesse sugli stili di vita sani da mantenere, introducendoli anche a percorsi di educazione alimentare. A cominciare dalle mense: chiederemo all’ESU di istituire un No Meat Day settimanale e di esporre i dati sull’impatto ambientale per ogni pietanza servita nei banchi delle mense. Evitare il consumo di carne una volta a settimana avrebbe, peraltro, una notevole riduzione di emissioni di anidride carbonica. Allo stesso tempo è necessario contrastare lo spreco alimentare, permettendo agli studenti e alle studentesse di portare a casa i pasti che non sono stati consumati in mensa. Inoltre va immediatamente perseguito l’obiettivo Plastic Free, sia nelle mense che in Università. E’ indispensabile verificare che tutte le macchinette presenti negli spazi universitari non utilizzino imballaggi inutili e bicchierini di plastica, introducendo quindi quelli biodegradabili. Bisogna continuare ad installare negli spazi universitari dei distributori di acqua per riempire la propria borraccia, oltre a distribuire gratuitamente delle borracce a tutti e tutte per davvero! Inoltre vorremmo che l’offerta delle vending machine si dotasse di prodotti salutari ed equosolidali, e che mostrasse maggiore attenzione alla pluralità alimentare.

Crediamo che l’Università di Padova, debba farsi promotrice di nuove abitudini, che stimolino anche il riutilizzo di oggetti e beni che verrebbero altrimenti gettati. Quando sarà possibile, è nostra intenzione individuare, nelle sedi universitarie o a livello cittadino, dei punti di raccolta e scambio di oggetti (capi di abbigliamento, mobilia, oggetti d’arredo) favorendo così il riutilizzo di questi e diffondendo nuove pratiche ecologiche.

In quest’ottica rimane fondamentale il lavoro sinergico tra Ateneo e amministrazione locale per diffondere anche nuove forme di mobilità negli spostamenti urbani, considerato che il 55% delle emissioni dell’Università di Padova è causato dal pendolarismo degli studenti. Rimane quindi prioritario il potenziamento dei trasporti pubblici, aumentando corse e linee e individuando metodi che possano incentivare la popolazione studentesca ad utilizzare i mezzi pubblici, come un abbonamento gratuito per tutte e tutti. Allo stesso modo va potenziato il servizio di sharing cittadino, introducendo nuovi  mezzi per la micromobilità, come monopattini e scooter elettrici, aumentando le biciclette disponibili e progettando nuovi percorsi ciclabili. 

Il risparmio energetico, la riduzione degli sprechi, la riconversione sociale dell’inutilizzato non sono solo accorgimenti per farci vivere meglio nel nostro microcosmo universitario: sono istanze politiche di ampia portata di cui l’intera comunità accademica deve farsi carico per rivendicare un nuovo modello di sostenibilità. L’Università di Padova deve diventare un modello ecologico, un esempio per tutti e tutte in materia di tutela e di conservazione delle risorse ambientali.